Il presente racconto raccoglie i testi scritti per la Vampire Survivors Cup, un torneo amatoriale del gioco Vampire Survivors.
La Caccia Divampa
Plic, plic, plic…
Lente gocce cadevano dal soffitto, riempiendo la stanza buia di un unico suono, ripetitivo e ipnotico. La luce filtrava fioca da un sottile spazio sotto la porta e illuminava debolmente i quattro corpi presenti nella stanza.
Il primo era appoggiato alla parete alla destra della porta, le gambe stese e le mani sul grembo che stringevano convulse l’impugnatura di una frusta. “Come siamo arrivati fino a questo?”
Il suo viso nella penombra fissava la sua compagna fedele di mille Cacce e si chiedeva quando sarebbe arrivata l’ultima.
Plic, plic, plic…
Una voce rispose dal fondo della stanza scura e infastidita disse: “Stai zitto Antonio!”
Chi rispondeva era steso su una panca di legno, occupandone tutta la superficie. Un braccio era sotto la testa come cuscino, mentre l’altro era abbandonato oltre la panca e stringeva l’elsa di un pugnale, immobile, conficcato tra le pietre del pavimento.
Sembrava stanco e sudato, ma quasi rassegnato ad accettare il suo destino, anche se questo significava Cacciare ancora.
Plic, plic, plic…
“Gennaro! Non rispondere male a tuo fratello” il rimprovero veniva da un angolo, dove una donna sedeva con le gambe strette al petto, così come stringeva la sua bacchetta che si illuminò debolmente per la sua irritazione.
La luce rischiarò di un tenue blu la stanza spoglia e il soffitto umido da cui gocciolava qualcosa di scuro, proprio di fronte alla porta.
Lei guardò quella piccola stella, quella piccola speranza, credendo per un attimo che non ci fosse solo la Caccia per lei.
Plic, plic, plic…
“Grazie Imelda, finalmente un po’ di luce” una seconda donna avvolta in un elegante veste, era in piedi con le spalle contro il muro di sinistra. Reggeva un bastone al suo fianco destro, mentre alla sua sinistra un piccolo diamante grigio fluttuava immobile.
Guardò la pozza ora ben visibile e stringendo il suo bastone si avvicinò, mentre il diamante la seguiva silente ed eterno.
Si abbassò sulla pozza sul pavimento e sfiorò il liquido con le dita, che si rivelò essere denso e rossastro.
“La Caccia non è mai sazia…” sussurrò.
La porta si spalancò inondando la stanza di luce e suoni che coprirono ogni voce o gocciolio.
Una figura scura si stagliava sul rettangolo bianco accecante, rendendoli incapaci di distinguerne i tratti. In sottofondo i suoni di una folla in delirio arrivavano ovattati e distanti, eppure così presenti.
“Ossequi Cacciatori!” La voce della figura era potente, tonante, come composta da tre voci differenti.
Pasqualina si allontanò di colpo dalla porta e si avvicinò alla panca, insieme ad Antonio, Gennaro e Imelda che fissavano sconcertati la figura nera.
“Il popolo vi acclama!” Disse ancora potente, mentre il vociare di sottofondo cresceva di intensità, fino a far intuire una parola che veniva ripetuta ritmicamente: “Divampa! Divampa! Divampa!”
I quattro si guardarono per un momento e strinsero le loro armi: Frusta, Pugnale, Bacchetta Magica e Tracciarune.
“LA CACCIA DIVAMPA!”